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Novità, trends e riflessioni dal mondo dell'ospitalità

Consulenza e Marketing per l'ospitalità
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okLa domanda debole è diventata una costante per molti alberghi dello stivale durante quest’ultimo anno. Come risposta, gli RMS – software gestionali alberghieri con integrato il sistema di Revenue Management – indicano agli hotel di ridurre le loro tariffe in base alla teoria che lo sconto stimolerà la domanda, o almeno sottrarrà quote di mercato alla concorrenza. Se questo approccio può aver funzionato in passato, ad oggi il risultato più probabile è che il cliente potenziale si aspetterà che ad ogni ribasso, la diretta concorrenza risponda con la stessa moneta, innescando una sorta di asta al prezzo, una battaglia senza vincitori. Il tutto viene accentuato dall’obbligo della trasparenza nei prezzi mostrati sul proprio sito internet o inviati su quello degli operatori online di intermediazione come le OTA.

Ridurre le tariffe non porta a ricavi più consistenti.

Se non c’è alcun dubbio sul fatto che una camera occupata è molto meglio che una camera vuota, il tentativo di tagliare fuori i competitor agendo sul prezzo comporta maggiori costi di quel che si pensa. Una serie di studi condotti dalla Cornell University’s Center for Hospitality Research, ha rilevato che dal punto di vista della concorrenza, l’aumento del tasso di occupazione dovuto all’aumento delle camere occupate non compensa la perdita di ricavo dovuta alla riduzione dei prezzi.
Questo studio ha constatato che le strutture che hanno deciso di superare la concorrenza agendo sui prezzi hanno generato un ricavo relativamente più basso per camera disponibile.

Gli operatori alberghieri devono rivedere la struttura tariffaria ed il posizionamento

Ecco la più importante domanda che dovete porvi: qual è il posizionamento del vostro albergo? Rispetto ai concorrenti, cosa offre il vostro albergo ai clienti? Si tratta di una domanda importante soprattutto in questo periodo di recessione economica e calo degli arrivi. Le tariffe ridotte aiutano (di solito) a portare clienti al vostro albergo facendo salire il tasso di occupazione per camera. Indubbiamente, un albergo potrebbe aver bisogno di tagliare i prezzi in alcuni periodi dell’anno allo scopo di attraversare senza troppo danno la difficile realtà economica attuale. Anche una tariffa ridotta per camera vi consente di coprire i costi variabili contribuendo in qualche modo al contenimento dei costi fissi.

Tuttavia, c’è un altro fatto da considerare ossia: quale messaggio comunica la vostra politica tariffaria ai clienti del vostro albergo? Dell’hotel che propone indiscriminatamente sempre i prezzi più bassi del mercato il cliente si farà un’idea, di quello che pratica spesso prezzi bassi ma che offre qualcosa in più si farà un’altra idea, e in ultimo, l’hotel che offre prezzi solidi e giustificati, con promozioni mirate in certi occasioni, proietterà un’altra immagine ancora. L’analisi delle caratteristiche della domanda risulta essenziale.

Usare la trasparenza tariffaria per attrarre la domanda

La trasparenza nel pricing ha sempre due facce. Se è vero che i clienti potenziali possono vedere in tempo reale il prezzo della vostra camera sia di quelle dei competitor; però è anche vero che il comportamento del cliente ci assicura informazioni importantissime sulla propria sensibilità al prezzo e sulla sua propensione al pagamento. A questo proposito vi invitiamo a consultare un altro studio della Cornell che ci mostra come sfruttare i report su Priceline.com*. Lo studio mostra come usare i report generati da Priceline con l’obiettivo di vedere cosa i clienti prospect hanno offerto per una camera e quanti di loro hanno accettato un determinato prezzo. Ciò va oltre l’analisi della domanda che viene fatta dai tradizionali PMS, questo vi consentirà di creare un metodo mirato per stabilire i prezzi.

In conclusione, l’attività di pricing è molto più che la semplice definizione del prezzo delle camere. Le decisioni da prendere devono considerare diverse variabili: dall’analisi del mercato ai segnali che un operatore invia ai suoi clienti, fino al processo che conduce a stabilire il prezzo. Il consiglio è quello di utilizzare il miglior approccio analitico nella determinazione del prezzo, in modo da bilanciare con saggezza il pericolo di lasciare i soldi sul tavolo con il problema di trovarsi delle camere invendute.

*www.priceline.com, assieme a www.hotwire.com, è il rappresentante cardine dell’innovativo modello di marketing delle cosiddette “offerte opache” (opaque biddings), lanciato con successo e da tempo negli Stati Uniti e in progressiva crescita in Europa.
Priceline, nel nome del suo slogan di successo, “Name Your Own Price”, invita i passeggeri a definire il prezzo che sono disposti a pagare per un volo o un albergo (generalmente 4 o 5 stelle). Il sistema risponde con un’offerta senza il nome dell’hotel in cui si alloggerà, né l’indirizzo esatto. Chi deciderà di prenotare l’offerta, potrà scoprirne i dettagli solo dopo aver effettuato il pagamento.
Con questo sistema gli hotel sono in grado di riempire le camere rimaste in last minute, con prezzi scontati fino al 50% (e a volte oltre), senza intaccare la propria brand reputation, né contravvenire al principio della parità rate.



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socialnetworkingmarketingSiete su Facebook? Avete ancora usato Twitter? Entrambe le domande trovano una risposta all’interno del tamtam sui social media per la crescita esponenziale nel loro uso in qualità di “mezzi di comunicazione sociale”; rispondere ad un desiderio insaziabile, in verità sempre esistito, di “rimanere connessi” con gli altri. Ma come queste nuove forme di “interconnessione sociale” stanno influenzando la scelta dei consumatori al momento di valutare ed acquistare servizi turistici? I risultati potrebbero sorprendervi.
Da una ricerca di pubblicata recentemente da Ypartnership (in collaborazione con U.S. Travel Association) almeno 6 viaggiatori attivi su 10 (59%) ha visitato un sito di social network. Le attività più popolari svolte su questi siti sono quelle di caricare video/foto (49%) e giudicare prodotti o servizi (46%). Circa un quarto ha visitato una chat room e/o inviato contenuti ad un blog. Quasi la metà (46%) controlla il loro sito almeno una volta al giorno.
Facebook gode della più alta incidenza di visita (quasi la metà dei viaggiatori attivi hanno visitato il sito, e un terzo vi hanno creato una pagina personale), mentre circa un quarto dei viaggiatori attivi hanno visitato MySpace. Entrambe le percentuali sono cresciute significativamente a distanza di appena un anno. Per quanto riguarda i siti di ricerca sociale per i contenuti, l’incidenza di visitatori di YouTube eclissa quelli di TripAdvisor con un ampio margine.

Ma in quale misura i contenuti reperibili su questi siti influenza la scelta del consumatore quando si tratta di valutare e selezionare i fornitori di servizi di viaggio? Attualmente non molto, perché la visita del sito ai fini della pianificazione di viaggio rimane piuttosto basso. A titolo di esempio, solo 1 su 10 utenti di Facebook cerca consigli su destinazioni o fornitori di servizi di viaggio, e solo 1 su 20 ha aderito ad una comunità di utenti che hanno interessi comuni di viaggio:

%    Le Travel Applications su Facebook
11    Chiede consigli di viaggio
8     Chiede consigli per un fornitore
6     Ulteriori informazioni su offerte di viaggio
5     Aggiornamento sulle destinazioni e i fornitori
5     Prendere parte ad una comunità con i medesimo interessi di viaggio
fonte: Ypartnership/US Travel travelhorizons™

Si tratta della realtà attuale, comunque e su un bacino di utenza non europeo. Quanto velocemente i risultati possono cambiare è una questione di tempo considerato il rimarchevole tasso di penetrazione che questi siti hanno raggiunto in un così breve periodo.

Per un approfondimento sul mondo dei Social Media e sulle implicazioni sul mondo turistico-alberghiero visitate la sezione riguardante i prossimi seminari di Teamwork sul social media marketing.



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